Sla, passi avanti verso la cura con cellule staminali

Uno studio italiano ha dimostrato che il trapianto, nei topi, è efficace nel riparare i danni dovuti alla malattia di @GianlucaCasponi

In futuro il trapianto di cellule staminali potrebbe diventare lo standard terapeutico per trattare i pazienti colpiti dalla Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). La base per questa speranza arriva dai risultati di uno studio condotto dagli scienziati del Centro Dino Ferrari, polo di ricerca appartenente alla Fondazione Policlinico di Milano. Il lavoro, che è stato finanziato da Arisla (Fondazione italiana per ricerca sulla Sla), è stato condotto su topi in cui era stata indotta la Sla ed è stato pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics.

Il metodo usato dai ricercatori italiani ha utilizzato cellule della pelle che sono state manipolate in laboratorio e riportate allo stato di “staminali pluripotenti indotte”. Questa trasformazione è stata portata a termine seguendo il procedimento messo a punto da Shinya Yamanaka, scienziato giapponese premiato con il Nobel per la Medicina proprio per questa scoperta. La sclerosi laterale amiotrofica è una patologia di ambito neurologico che colpisce il sistema nervoso centrale.

Danneggia in modo progressivo ma irreparabile i neuroni che si occupano di trasferire i segnali elettrici del cervello ai muscoli, conducendo alla morte per paralisi respiratoria. Al momento la scienza medica non dispone di terapie efficaci in grado di curare le circa 6.000 persone che, solo in Italia, hanno sviluppato la malattia. Si calcola che colpisca circa 2 individui ogni 100.000 persone ogni anno.

Il materiale biologico necessario per l’esecuzione dei test è stato ottenuto dall’epidermide di persone sane le cui cellule sono state modificate per arrivare a produrre una quantità sufficiente di cellule staminali neuronali (NSCs). Queste sono state poi iniettate nei topi malati. La somministrazione è stata eseguita per via endovenosa, in metà degli animali presi in esame, e per via intratecale (direttamente nel liquido cefalorachidiano che bagna cervello e midollo spinale) nell’altra metà.

In entrambi i casi i ricercatori hanno osservato le cellule migrare verso i neuroni danneggiati, avviandone la riparazione. Come effetto positivo aggiuntivo, i ricercatori hanno rilevato il rallentamento o l’arresto completo della degenerazione nervosa dovuta alla Sla. Questo secondo beneficio sembra, secondo i ricercatori, essere dovuto alla capacità delle cellule staminali di attenuare il processo infiammatorio che precede il danno nervoso vero e proprio durante la progressione della malattia.

Secondo gli autori, questa metodica merita di essere studiata ulteriormente, fino ad arrivare alla sperimentazione sull’uomo. Non solo per gli effetti terapeutici che sul modello animale appaiono promettenti, ma anche per la ridotta invasività della terapia, che può essere somministrata con semplici iniezioni endovenose. Gli scienziati milanesi hanno aggiunto che il lavoro sui topi può rappresentare la premessa per lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche per la Sla, con potenziali implicazioni positive anche per il trattamento di altre patologie neurodegenerative e malattie neuromuscolari.