Cellule staminali emopoietiche per la SLA: uno studio del Mario Negri con i fondi raccolti con gli sms

La SLA, sia quella determinata a livello genetico (che colpisce circa il 10 % dei casi) sia quella cosidetta sporadica (cioè a causa ignota), più diffusa è una malattia subdola e molto complessa che richiede tempi piuttosto lunghi prima di essere diagnosticata e quando ciò accade si stima che oltre il 30% dei motoneuroni sia già stato perso. Per questo è necessario da una parte individuare dei marcatori che aiutino a riconoscere sino dai primissimi sintomi la malattia e dall’altra fornire strategie che siano in grado di rimuovere i motoneuroni ormai degenerati e sostenere e proteggere quelli ancora rimasti. Quest’ultimo è l’obiettivo di uno studio che sarà avviato a breve dal gruppo coordinato da Caterina Bendotti, capo del Laboratorio di Neurobiologia Molecolare dell’Istituto Mario Negri,grazie ai finanziamenti ottenuti dalla campagna sms per la SLA appena conclusa.

Lo studio consiste nello stimolare la produzione di cellule staminali emopoietiche inmodelli sperimentaliche sviluppano un tipo di SLA genetica simile a quella che colpisce l’uomo. Queste cellule dovrebbero essere reclutate nelle zone del sistema nervoso centrale e periferico compromesse dalla malattia, dovesi pensapossano svolgere un’ azione protettiva sui motoneuroni rimasti.

L’esperimento consistein più fasi: 1) i modelli sperimentali del gene mutato della superossidodismutasi, modello di SLA, sono trattaticon un chemioterapico (ciclofosfamide) che riduce drasticamente le cellule del midollo osseo; 2) il midollo di questi modelli viene sostituito con cellule midollari contenenti una proteina fluorescente verde GFP (acronimo che sta per green fluorescent protein- tecnologia che ha valso il premio Nobel 2008 per la chimica ai suoi scopritori); 3) quando il nuovo midollo osseo verde fluorescente si sarà stabilizzato i modelli sperimentali riceveranno una sostanza in grado di stimolare la produzione di cellule staminali emopoietiche dal midollo. Essendo le cellule fluorescenti sarà possibile esaminare la loro distribuzione sia nel sistema nervoso centralesia nei nervi periferici e nei muscoli per poter correlare la loro presenza con un possibile effetto benefico sulla patologia.

L’ipotesi alla base di questo studio è che le cellule staminali emopoietiche possano svolgere un’ azione protettiva nella SLA mediante due meccanismi importanti: uno che favorisce il reclutamento nella zona di danno di cellule spazzine (macrofagi) in grado di rimuovere i motoneuroni già degenerati o in via di degenerazione per lasciare più spazio a quelli ancora in vita; l’altro quello di fornire una popolazione di cellule staminali capaci di secernere una serie di fattori trofici in grado di mantenere in vita i motoneuroni rimasti e facilitare la loro attività di innervazione dei muscoli volontari. E’ noto infatti che le cellule staminali del midollo osseo possono trasformarsi in cellule protettive che si localizzano nelle zone di danno cerebrale. Si tratta dunque di usare cellule staminali che serviranno non per sostituire i motoneuroni persi, un fenomeno ormai considerato altamente improbabile, ma per dare supporto a quelli che sono ancora in vita attraverso il rilascio di fattori neuroprotettivi.

Questo studio fornirà informazioni importanti sull’efficacia terapeutica delle cellule emopoietiche e del loro meccanismo d’azione fornendo le basi per l’attuazione di uno studio analogo in un gruppo di pazienti SLA, recentemente sottoposto per l’approvazione all’Istituto Superiore di Sanità.

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