Il calcio, i ricordi e le sensazioni.

Il mio primo amichetto? È stato un pallone.

Era un Supertele.
Avevo 3 anni e lo portavo sempre con me.

Poi, l’Amicizia si trasformò in Amore e Passione.

Una storia d’Amore iniziata presto e terminata in modo prematuro in un modo che non mi sarei mai aspettato, in modo drammatico.

I ricordi legati al calcio sono più che mai vivi dentro me.
Non c’è giorno che non pensi a qualche episodio che mi appartiene legato al calcio.

Ma se i ricordi sono più che mai vivi, certe sensazioni me le sono dimenticate.

Non mi ricordo più di quella sensazione di tensione allo stomaco che avevo prima di giocare una partita.
Mi sono dimenticato di cosa significa spogliarsi per poi indossare il completo della squadra.
Non mi ricordo più l’odore dei scarpini intrisi di grasso.

Mai avrei pensato che a 31 anni la mia vita avrebbe preso una piega così negativa.
E dire ‘questa è la vita’, non può essere una giustificazione.
Il declino fisico che ho dovuto vedere è stato frustrante e insopportabile.
Ma credetemi, i danni fisici causati dalla malattia, non sono niente rispetto alle ferite psicologiche che un’esperienza del genere può provocare.

Non ricordo più la sensazione che si ha quando si esce dagli spogliatoi.
Mi sono dimenticato le sensazioni che avevo durante il riscaldamento pre-partita dove cercavo di capire se ero in forma oppure no.

La sla è passata sulla mia vita come un uragano devastandola quasi completamente.
A volte mi chiedo perchè continuare a vivere…
La risposta la trovo anche in giornate come queste.

Che cosa significa calciare un pallone?
Non me lo ricordo più.
E correre? Che cosa significa?
Me ne sono dimenticato.

Non mi ricordo più che sensazione si ha quando si calcia il pallone che poi finirà in rete.
Mi sono dimenticato della gioia che si prova quando si segna un gol ed essere festeggiati dai compagni di squadra.

Specie in quest’ultimo periodo, i momenti di sconforto non mancano.
Quando i problemi fisici si accavallano uno dietro l’altro e sembrano non avere mai fine, è più difficile sopportare il tutto ed è più facile ricordarsi che vivo la mia vita interamente in un letto e che non c’è ancora nessun farmaco per contrastare la malattia.
A volte per superare questi momenti, penso a quando giocavo a calcio…
Non ero particolarmente bravo, ma in campo ce la mettevo sempre tutta e a dispetto della mia stazza fisica, non proprio eccezionale, non avevo paura di niente e nessuno.

Oggi sono di nuovo in campo…
Ecco, una cosa che non è cambiata rispetto a quando giocavo, è guardare le persone sulle gradinate a vedere la partita.
Oggi come ieri ho la stessa sensazione: mi carica di energia!

Grazie a chi ha voluto dedicarmi questa giornata.
In particolare ai ragazzi di Paolo, alle 3 squadre di Capranica, ad Angela e Pietro e a tutti voi presenti sulle gradinate.

Grazie a voi, passerò una pasqua particolare.

Luka

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